Piemonte
Torino, Pietre di Inciampo: Memoria e Speranza nel Borgo Nuovo
Nel cuore del Borgo Nuovo, a Torino, si è consumata una cerimonia silenziosa e potente, un atto di memoria che trascende la semplice commemorazione.
Due pietre di inciampo, incastonate nel cemento di via Mazzini, sigillano il destino di Giuseppe Jarach ed Emma Todesco, marito e moglie strappati alla vita nel giugno del 1944, pochi giorni dopo la loro deportazione ad Auschwitz.
Queste pietre, frutto di un'iniziativa corale promossa dal Museo diffuso della Resistenza, dalla Comunità ebraica, dall'ANED e dal Polo del '900, rappresentano un tassello di un progetto più ampio che, entro il 2026, arricchirà il tessuto urbano torinese con altri monumenti analoghi, portando il numero totale a 174, a testimonianza di una comunità che non dimentica.
L'installazione, iniziata con tre pietre, proseguirà nei giorni del 3 e del 5 febbraio, segnando un percorso continuo di riscoperta e ricordo.
La presidente della circoscrizione 1, Cristina Savio, ha sottolineato l'importanza cruciale di questo gesto, evidenziando come ogni tragedia storica si materializzi in vite umane concrete, con storie, speranze e sogni infranti.
La presenza degli alunni di una terza classe della scuola “Spaziani†ha reso la cerimonia particolarmente significativa, trasmettendo alle nuove generazioni la responsabilità di custodire la memoria e di trarre insegnamenti dal passato.
Un tocco di commozione ha permeato l'atmosfera con l'intervento di Giorgia Beccherle, parente di Emma Todesco, giunta da Milano.
La sua testimonianza personale, carica di emozione, ha rivelato il dolore e la ricerca costante di risposte di fronte all'ingiustizia della Shoah.
Il racconto del legame familiare, la ricostruzione della storia, hanno portato alla luce le intricate dinamiche di salvezza e perdita che caratterizzarono l'epoca: la scelta di rifugiarsi in Svizzera, resa possibile da un matrimonio con un uomo di fede cattolica, in netto contrasto con la decisione di Emma di rimanere accanto al marito, un atto di amore e fedeltà che le costಠla vita.
La presenza delle forze dell'ordine, impegnate nella tutela dell'ordine pubblico, ha garantito la serenità della cerimonia, un momento di raccoglimento e riflessione per l'intera comunità .
Le pietre di inciampo, più che semplici monumenti, si configurano come sentinelle silenziose, testimoni di una storia che non puಠessere dimenticata, un invito costante a vigilare affinchà© simili tragedie non si ripetano mai più.
Rappresentano un'ancora di speranza, un monito per il futuro, un impegno a costruire un mondo più giusto e inclusivo, dove il rispetto della dignità umana sia il valore fondante di ogni società .
La loro posa a Torino è un atto di riconsegna della memoria alle nuove generazioni, affinchà© la fiamma della speranza non si spenga mai.
Due pietre di inciampo, incastonate nel cemento di via Mazzini, sigillano il destino di Giuseppe Jarach ed Emma Todesco, marito e moglie strappati alla vita nel giugno del 1944, pochi giorni dopo la loro deportazione ad Auschwitz.
Queste pietre, frutto di un'iniziativa corale promossa dal Museo diffuso della Resistenza, dalla Comunità ebraica, dall'ANED e dal Polo del '900, rappresentano un tassello di un progetto più ampio che, entro il 2026, arricchirà il tessuto urbano torinese con altri monumenti analoghi, portando il numero totale a 174, a testimonianza di una comunità che non dimentica.
L'installazione, iniziata con tre pietre, proseguirà nei giorni del 3 e del 5 febbraio, segnando un percorso continuo di riscoperta e ricordo.
La presidente della circoscrizione 1, Cristina Savio, ha sottolineato l'importanza cruciale di questo gesto, evidenziando come ogni tragedia storica si materializzi in vite umane concrete, con storie, speranze e sogni infranti.
La presenza degli alunni di una terza classe della scuola “Spaziani†ha reso la cerimonia particolarmente significativa, trasmettendo alle nuove generazioni la responsabilità di custodire la memoria e di trarre insegnamenti dal passato.
Un tocco di commozione ha permeato l'atmosfera con l'intervento di Giorgia Beccherle, parente di Emma Todesco, giunta da Milano.
La sua testimonianza personale, carica di emozione, ha rivelato il dolore e la ricerca costante di risposte di fronte all'ingiustizia della Shoah.
Il racconto del legame familiare, la ricostruzione della storia, hanno portato alla luce le intricate dinamiche di salvezza e perdita che caratterizzarono l'epoca: la scelta di rifugiarsi in Svizzera, resa possibile da un matrimonio con un uomo di fede cattolica, in netto contrasto con la decisione di Emma di rimanere accanto al marito, un atto di amore e fedeltà che le costಠla vita.
La presenza delle forze dell'ordine, impegnate nella tutela dell'ordine pubblico, ha garantito la serenità della cerimonia, un momento di raccoglimento e riflessione per l'intera comunità .
Le pietre di inciampo, più che semplici monumenti, si configurano come sentinelle silenziose, testimoni di una storia che non puಠessere dimenticata, un invito costante a vigilare affinchà© simili tragedie non si ripetano mai più.
Rappresentano un'ancora di speranza, un monito per il futuro, un impegno a costruire un mondo più giusto e inclusivo, dove il rispetto della dignità umana sia il valore fondante di ogni società .
La loro posa a Torino è un atto di riconsegna della memoria alle nuove generazioni, affinchà© la fiamma della speranza non si spenga mai.