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Emilia-Romagna: la prosperità a rischio, dati Ires

Economia

Emilia-Romagna: la prosperità a rischio, dati Ires

L'Emilia-Romagna, da sempre percepita come un'oasi di stabilità e prosperità all'interno di un contesto nazionale segnato da crescenti fragilità , sta mostrando segni di cedimento.

I dati del recente rapporto Ires dipingono un quadro complesso, che rivela una progressiva erosione del benessere diffuso e un'amplificazione delle disuguaglianze sociali.
Lungi dall'essere un'isola immune alle dinamiche negative che affliggono il Paese, la regione si trova ad affrontare sfide strutturali che mettono a rischio il tessuto economico e sociale.

L'analisi Ires evidenzia una preoccupante precarietà del mercato del lavoro: solo metà dei lavoratori dipendenti del settore privato non agricolo godono di contratti stabili, una percentuale che crolla al 30% tra le donne, a testimonianza di una maggiore vulnerabilità in termini di accesso a posizioni lavorative sicure e ben retribuite.
Un dato allarmante è rappresentato dai redditi: quasi un terzo dei dipendenti non raggiunge i quindicimila euro lordi annui, una soglia che definisce una condizione di sostanziale povertà lavorativa.
La perdita di potere d'acquisto, superiore al 7% nell'ultimo triennio, è un campanello d'allarme che risuona in tutta la regione.
Le retribuzioni, incapaci di inseguire l'inflazione, comprimono il tenore di vita delle famiglie e alimentano un senso di frustrazione e insicurezza.
Il rischio di povertà o esclusione sociale, in costante aumento, tocca ora il 10,1% della popolazione, una percentuale che riflette una crescente polarizzazione sociale.
La crisi strutturale del settore manifatturiero, pilastro storico dell'economia regionale, esercita una pressione significativa sul mercato del lavoro.
La perdita di posti di lavoro nel settore industriale spinge i lavoratori verso impieghi più precari e meno remunerati, spesso nel terziario, come il turismo, dove i salari medi annuali si attestano appena sopra i diecimila euro, una cifra inadeguata per garantire una vita dignitosa.
Per contrastare queste tendenze negative, è imperativo difendere il sistema produttivo regionale, scongiurando licenziamenti indiscriminati e investendo nella riqualificazione professionale dei lavoratori impiegati in settori più deboli.
Occorre, inoltre, affrontare il problema del caro-vita, in particolare nelle grandi città come Bologna, dove l'aumento dei costi abitativi grava pesantemente sui bilanci familiari.

La divaricazione tra i redditi più alti e quelli più bassi si fa sempre più marcata: i profitti delle imprese e le retribuzioni dei dirigenti crescono a ritmi sostenuti, mentre salari e pensioni, che costituiscono la base contributiva della regione, ristagnano, accentuando il divario sociale.

La Cgil Emilia-Romagna intende portare questi dati al tavolo del rinnovo del Patto per il Lavoro e per il Clima, sollecitando un cambio di paradigma che ponga al centro la tutela del lavoro dipendente e la riduzione delle disuguaglianze.
La sfida è quella di costruire un futuro più equo e sostenibile, dove il benessere non sia appannaggio di pochi, ma diventi una realtà accessibile a tutti, riconoscendo che le esperienze e le condizioni di partenza sono profondamente dissimili: alcuni navigano in acque placide, altri lottano per non affondare.