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Messa alla prova per gli studenti di Milano: un percorso alternativo.

Lombardia

Messa alla prova per gli studenti di Milano: un percorso alternativo.

Il Tribunale per i Minorenni di Milano ha accolto la richiesta di messa alla prova per i due studenti liceali di 17 anni coinvolti negli incidenti verificatisi alla stazione Centrale il 22 settembre scorso, al termine del corteo pro-Gaza.

La decisione, emessa in sede di rito abbreviato, rappresenta un percorso alternativo alla condanna penale, subordinando l'estinzione dei reati contestati ' resistenza aggravata e danneggiamento ' a un periodo di nove mesi dedicato a lavori di pubblica utilità e a una valutazione positiva del percorso stesso.

Questa scelta processuale, che si discosta dalla tradizionale via giudiziaria, si inserisce in un contesto più ampio di dibattito sulla gestione dei reati commessi da minori, in particolare in relazione a manifestazioni e contestazioni pubbliche.
L'atteggiamento del giudice si pone in contrasto con le recenti critiche espresse dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva apertamente contestato la decisione del TAR lombardo del 19 gennaio, il quale aveva sospeso i provvedimenti amministrativi ' i cosiddetti "daspo urbani" ' applicati ad alcuni dei giovani coinvolti negli stessi scontri.
La Premier aveva sottolineato come tali decisioni possano minare il lavoro e l'azione delle forze dell'ordine.

L'avvocato Mirko Mazzali, difensore dei due ragazzi, ha espresso l'auspicio che la sentenza possa trovare riscontro nelle sensibilità politiche in gioco.
Il percorso processuale dei due studenti è stato, fino ad ora, costellato di revoca di misure cautelari.
Già il 9 ottobre, infatti, i giudici del Riesame avevano annullato la misura dei domiciliari, precedentemente disposta dal Giudice per le Indagini Preliminari, consentendo ai due ragazzi di riacquistare la libertà personale, seppur con alcune limitazioni e prescrizioni.
Questa sequenza di decisioni, che alterna l'applicazione di misure restrittive alla possibilità di un percorso di riabilitazione attraverso la messa alla prova, riflette la complessità di affrontare situazioni in cui la marginalità sociale, la passione civile e la possibile trasgressione si intrecciano.
La decisione odierna, pertanto, va considerata non solo come una scelta processuale specifica, ma come un punto di convergenza tra l'attenzione alla giustizia riparativa, il riconoscimento del potenziale di reinserimento sociale dei minori e la necessità di bilanciare l'esercizio dell'autorità con la tutela dei diritti fondamentali.

Il futuro dei due ragazzi dipenderà ora dalla loro capacità di dimostrare un reale impegno nei confronti della comunità e di assumersi la responsabilità delle proprie azioni, in un contesto sociale che continua a interrogarsi sul ruolo e le responsabilità dei giovani.