Lombardia
Padre serbo dona rene e fegato alla figlia: un gesto di speranza.
Un gesto di straordinaria generosità e un atto medico di elevata complessità hanno segnato una pietra miliare nel panorama dei trapianti italiani.
Un cittadino serbo, trentasette anni, si è distinto come pioniere, compiendo l'atto di donazione in vita di due organi vitali ' rene e una porzione di fegato ' a propria figlia, Sofija (nome fittizio), una bambina di sette anni affetta da una rara patologia genetica, un quadro clinico che minacciava il corretto funzionamento di entrambi gli organi.
Il successo dell'intervento, eseguito presso l'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, rappresenta una luce di speranza per la piccola e una testimonianza del potenziale trasformativo della donazione in vita.
La condizione di Sofija era particolarmente gravosa.
La malattia ereditaria, di natura intrinsecamente complessa, si manifestava con un progressivo deterioramento renale ed epatico, costringendo la bambina alla dialisi già all'età di quattro anni.
Inizialmente, la dialisi peritoneale domiciliare, un trattamento che richiedeva quattordici-diciotto ore giornaliere, garantiva una parziale depurazione del sangue.
Tuttavia, la progressione della patologia ha reso necessaria l'emodialisi, una procedura più invasiva che limitava drasticamente la libertà di movimento e la qualità della vita della piccola.
L'ulteriore sviluppo di cirrosi epatica ha aggiunto un elemento di urgenza e complessità al quadro clinico, rendendo impraticabile un trapianto renale isolato.
La decisione del padre di donare due organi è il frutto di una profonda riflessione e una comprensione piena dei rischi e dei benefici dell'atto donativo.
Il percorso per raggiungere questo momento è stato tortuoso e ha richiesto l'autorizzazione formale del Ministero della Salute Serbo e una rigorosa valutazione da parte delle autorità sanitarie italiane.
Il protocollo per i trapianti da donatore vivente in Italia è progettato per tutelare sia il donatore, garantendo la sua autonomia e consapevolezza, sia il ricevente, assicurando che l'intervento sia nell'interesse primario del paziente.
La coppia è stata sottoposta a un'attenta valutazione di idoneità , seguita dalla convalida della Commissione Regionale di Parte Terza e, infine, dall'autorizzazione della Procura di Bergamo, un passaggio cruciale per confermare la legalità e l'etica dell'operazione.
L'intervento ha restituito a Sofija non solo la funzionalità degli organi trapiantati, ma anche la gioia di vivere, l'appetito, la vitalità e la libertà che le erano state negati dalla malattia.
"Prima si stancava facilmente e interrompeva il gioco," ha dichiarato il padre, "ora sta diventando come tutti gli altri bambini, vivace e piena di energia.
" L'opportunità di frequentare la scuola come i suoi coetanei, senza il peso dei cateteri e delle limitazioni imposte dalla dialisi, rappresenta un traguardo significativo nel suo percorso di crescita.
Questa storia commovente sottolinea l'importanza della donazione in vita come strumento di salvezza e un simbolo di amore e sacrificio.
Un cittadino serbo, trentasette anni, si è distinto come pioniere, compiendo l'atto di donazione in vita di due organi vitali ' rene e una porzione di fegato ' a propria figlia, Sofija (nome fittizio), una bambina di sette anni affetta da una rara patologia genetica, un quadro clinico che minacciava il corretto funzionamento di entrambi gli organi.
Il successo dell'intervento, eseguito presso l'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, rappresenta una luce di speranza per la piccola e una testimonianza del potenziale trasformativo della donazione in vita.
La condizione di Sofija era particolarmente gravosa.
La malattia ereditaria, di natura intrinsecamente complessa, si manifestava con un progressivo deterioramento renale ed epatico, costringendo la bambina alla dialisi già all'età di quattro anni.
Inizialmente, la dialisi peritoneale domiciliare, un trattamento che richiedeva quattordici-diciotto ore giornaliere, garantiva una parziale depurazione del sangue.
Tuttavia, la progressione della patologia ha reso necessaria l'emodialisi, una procedura più invasiva che limitava drasticamente la libertà di movimento e la qualità della vita della piccola.
L'ulteriore sviluppo di cirrosi epatica ha aggiunto un elemento di urgenza e complessità al quadro clinico, rendendo impraticabile un trapianto renale isolato.
La decisione del padre di donare due organi è il frutto di una profonda riflessione e una comprensione piena dei rischi e dei benefici dell'atto donativo.
Il percorso per raggiungere questo momento è stato tortuoso e ha richiesto l'autorizzazione formale del Ministero della Salute Serbo e una rigorosa valutazione da parte delle autorità sanitarie italiane.
Il protocollo per i trapianti da donatore vivente in Italia è progettato per tutelare sia il donatore, garantendo la sua autonomia e consapevolezza, sia il ricevente, assicurando che l'intervento sia nell'interesse primario del paziente.
La coppia è stata sottoposta a un'attenta valutazione di idoneità , seguita dalla convalida della Commissione Regionale di Parte Terza e, infine, dall'autorizzazione della Procura di Bergamo, un passaggio cruciale per confermare la legalità e l'etica dell'operazione.
L'intervento ha restituito a Sofija non solo la funzionalità degli organi trapiantati, ma anche la gioia di vivere, l'appetito, la vitalità e la libertà che le erano state negati dalla malattia.
"Prima si stancava facilmente e interrompeva il gioco," ha dichiarato il padre, "ora sta diventando come tutti gli altri bambini, vivace e piena di energia.
" L'opportunità di frequentare la scuola come i suoi coetanei, senza il peso dei cateteri e delle limitazioni imposte dalla dialisi, rappresenta un traguardo significativo nel suo percorso di crescita.
Questa storia commovente sottolinea l'importanza della donazione in vita come strumento di salvezza e un simbolo di amore e sacrificio.