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Kiefer a Milano: Le Alchimiste, un omaggio a voci dimenticate

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Kiefer a Milano: Le Alchimiste, un omaggio a voci dimenticate

Un omaggio solenne e inedito si materializza a Palazzo Reale di Milano: "Le Alchimiste", una mostra site-specific di Anselm Kiefer, inaugurata nel febbraio 2026 e destinata a durare fino a settembre, in concomitanza con i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026.

L'intervento, promosso dall'Amministrazione Comunale milanese, prodotto congiuntamente da Palazzo Reale e Marsilio Arte, e sostenuto da Gagosian, Galleria Lia Rumma, Unipol e Banca Ifis, trasforma la Sala delle Cariatidi in un palcoscenico di riscoperta storica e artistica.
La mostra, curata dalla storica dell'arte Gabriella Belli, non si limita a presentare un ciclo di opere, ma a costruire un vero e proprio dialogo tra il linguaggio pittorico di Kiefer e l'ambiente architettonico, intrecciando il presente con un passato spesso silenziato.
Oltre quaranta tele di grandi dimensioni si ergono in questo spazio, evocando la drammaticità della Sala e richiamando la complessa storia di Milano, città che vide la giovane Caterina Sforza, figlia di Galeazzo Maria Sforza, dedicarsi a studi scientifici e alla composizione di un manoscritto straordinario.
Quest'opera manoscritta, una rara testimonianza di conoscenze mediche, cosmetiche e alchemiche contenente oltre 400 ricette, diventa il fulcro attorno al quale Kiefer intesse la sua narrazione.

La mostra è un'eco, una voce restituita a figure femminili marginalizzate dalla storiografia convenzionale: Caterina Sforza, certo, ma anche Isabella Cortese, Maria la Giudea e altre, come Marie Meudrac, Rebecca Vaughan, Mary Anne Atwood e Anne Marie Ziegler, nomi che affiorano dall'oblio per illuminare un universo di ingegno femminile perseguitato e deliberatamente celato.
Attraverso la sua pittura materica, densa di simbolismi e di un profondo senso di ricerca, Kiefer non si limita a rappresentare queste figure, ma le resuscita.
I volti e i corpi emergono dalle tele come visioni, come apparizioni che rivelano un panorama di intelligenze che hanno contribuito in modo essenziale alla nascita del pensiero scientifico moderno, sebbene costrette all'ombra e al silenzio.
La mostra si configura cosଠcome un atto di giustizia storica, un tentativo di ripristinare un equilibrio perduto e di rendere visibile un patrimonio culturale femminile troppo a lungo ignorato, offrendo al pubblico una riflessione profonda sul ruolo delle donne nel progresso del sapere e sulla necessità di recuperare le voci che la storia ha cercato di soffocare.
L'opera di Kiefer, in questo contesto, diventa un potente strumento di indagine e di riappropriazione, un invito a guardare oltre le narrazioni ufficiali e a riscoprire le radici dimenticate della conoscenza.