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Mille Facce di Padova: un Archivio Fotografico da Riscoprire

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Mille Facce di Padova: un Archivio Fotografico da Riscoprire

Un'eredità silenziosa, un tesoro di volti sospesi nel tempo: sono le oltre 240.000 negativi custoditi nell'Archivio Fotografico dello Studio ArtFoto-Tagliapietra, a Padova, un patrimonio che ora emerge con la mostra "Mille Facce di una Città " alla Galleria Cavour.
L'esposizione, promossa dall'associazione ArTeam e sostenuta dal Comune, non è semplicemente una retrospettiva fotografica, ma un vero e proprio viaggio nell'anima di una comunità , una riflessione sul valore della memoria e sull'evoluzione del nostro rapporto con l'immagine.

Queste fotografie, scattate tra gli anni Cinquanta e la fine del millennio, non sono ritratti di personaggi famosi, ma piuttosto testimonianze della vita quotidiana, del tessuto sociale padovano.
Volti anonimi, quasi sbiaditi dalla patina del tempo, emergono dalle profondità dell'archivio per raccontare storie di famiglie, di individui, di una città che cambia.

L'assenza di nomi, paradossalmente, amplifica la loro universalità , permettendo allo spettatore di proiettare le proprie emozioni, i propri ricordi, in queste immagini.
La mostra è un omaggio al mestiere del fotografo professionista, una figura essenziale nella vita delle famiglie padovane prima dell'avvento della fotografia digitale e dei social media.
Questi operatori, con la loro perizia e sensibilità , immortalavano matrimoni, cresime, lauree, eventi che segnavano le tappe fondamentali della vita delle persone.
Un servizio prezioso, oggi quasi dimenticato, che contribuiva a costruire un immaginario collettivo, un archivio di ricordi tangibili.
L'archivio stesso, con le sue negativi accuratamente catalogate ' un sistema “al femminile”, un dettaglio che sottolinea l'importanza delle fotografe in un'epoca dominata da figure maschili ' rappresenta un luogo di memoria vivente, un deposito di storie irripetibili che continuano a risuonare nel presente.
L'assessore alla cultura, Andrea Colasio, ha giustamente definito queste immagini una "catena della memoria", sottolineando la loro valenza storica, antropologica e artistica.
Richard Khoury, erede dell'ultimo proprietario dello studio e ideatore della mostra, lancia un appello commovente alla comunità padovana: chi possiede vecchie fotografie dello studio è invitato a portarle, per consentire l'estrazione della corrispondente negativo e l'abbinamento con la persona ritratta.

Un gesto che mira a ricomporre i tasselli di un mosaico frammentato, a restituire un volto a un nome, una storia a un'immagine.
L'ambizioso progetto di pubblicare un "quaderno dei padovani ritrovati" e la prospettiva di creare una "Casa della Fotografia" a Padova testimoniano l'importanza attribuita a questo patrimonio immateriale, un investimento nel futuro culturale della città .
Si tratta, in definitiva, di un invito a riscoprire il valore della memoria fotografica, a celebrare la bellezza del tempo che passa e a preservare l'eredità silenziosa di chi ci ha preceduto.