Cronaca
Khady Sene, da Senegal a leader Caritas: un esempio di integrazione.
La storia di Khady Sene incarna un potente simbolo di integrazione e resilienza, trascendendo la mera acquisizione di una cittadinanza per elevarsi a testimonianza di un percorso di trasformazione personale e di profondo impegno sociale.
A trentadue anni, nata in Senegal e ora cittadina italiana, la sua nomina alla guida della Caritas di Foggia Bovino rappresenta una pietra miliare, non solo per l'ente stesso, ma per l'intera comunità foggiana e per il dibattito sull'inclusione.
La cerimonia di conferimento della cittadinanza, presieduta dalla sindaca Maria Aida Episcopo e resa ancora più significativa dalla presenza dell'arcivescovo Giorgio Ferretti, sottolinea la portata di questa nomina.
Monsignor Ferretti, rientrato a Foggia dopo un'esperienza missionaria in Mozambico, ha voluto con questa scelta proiettare un messaggio di speranza e di apertura, riconoscendo in Khady Sene una figura capace di interpretare le sfide e i bisogni della realtà locale, con un'empatia e una comprensione frutto della sua stessa esperienza migratoria.
L'esperienza di Khady Sene è un esempio concreto di come l'integrazione non sia un processo lineare o automatizzato, ma un percorso costellato di ostacoli e ripartenze.
Arrivata a Foggia a vent'anni, con un diploma in lingue, si è trovata di fronte alla difficoltà di far riconoscere i propri studi, costretta a ricostruire il proprio percorso formativo dalle basi, affrontando un lavoro precario e una nuova sfida culturale.
Questa esperienza, tuttavia, non l'ha scoraggiata, bensଠl'ha arricchita, instillando in lei una profonda consapevolezza delle difficoltà incontrate dai migranti e rafforzando il suo desiderio di contribuire a costruire una società più giusta e inclusiva.
La sua formazione professionale, culminata con il diploma in Finanza e Marketing presso l'istituto Notarangelo, le ha fornito gli strumenti per comprendere le dinamiche economiche e sociali della comunità locale.
L'incontro con il mondo del volontariato, attraverso il "Conventino", e la successiva esperienza come mediatrice linguistica alla Caritas Giusi Di Girolamo, sotto la guida di Di Girolamo, l'hanno avvicinata alle realtà più marginalizzate, conducendola a operare direttamente nei ghetti di migranti della Capitanata, come Borgo Mezzanone.
Queste esperienze, formative e a contatto con la sofferenza, l'hanno preparata al ruolo di leadership che le è stato affidato, rendendola non solo una figura competente, ma anche una voce autentica e credibile per gli 'ultimi'.
L'ascesa di Khady Sene alla guida della Caritas rappresenta, dunque, un atto di profonda lungimiranza da parte dell'arcivescovo Ferretti, un riconoscimento del valore dell'esperienza vissuta e una scommessa sul futuro di una comunità che desidera abbracciare la diversità come risorsa.
La sua storia è un potente monito contro ogni forma di pregiudizio e discriminazione, un invito a costruire ponti di dialogo e di comprensione tra culture diverse, e un esempio ispiratore per tutte le persone che, come lei, hanno affrontato sfide e difficoltà nella ricerca di una nuova casa e di una nuova identità .
La sua nomina non è solo un traguardo personale, ma un bene comune per l'intera comunità foggiana, un segnale di speranza e un invito all'azione per un futuro più inclusivo e solidale.
A trentadue anni, nata in Senegal e ora cittadina italiana, la sua nomina alla guida della Caritas di Foggia Bovino rappresenta una pietra miliare, non solo per l'ente stesso, ma per l'intera comunità foggiana e per il dibattito sull'inclusione.
La cerimonia di conferimento della cittadinanza, presieduta dalla sindaca Maria Aida Episcopo e resa ancora più significativa dalla presenza dell'arcivescovo Giorgio Ferretti, sottolinea la portata di questa nomina.
Monsignor Ferretti, rientrato a Foggia dopo un'esperienza missionaria in Mozambico, ha voluto con questa scelta proiettare un messaggio di speranza e di apertura, riconoscendo in Khady Sene una figura capace di interpretare le sfide e i bisogni della realtà locale, con un'empatia e una comprensione frutto della sua stessa esperienza migratoria.
L'esperienza di Khady Sene è un esempio concreto di come l'integrazione non sia un processo lineare o automatizzato, ma un percorso costellato di ostacoli e ripartenze.
Arrivata a Foggia a vent'anni, con un diploma in lingue, si è trovata di fronte alla difficoltà di far riconoscere i propri studi, costretta a ricostruire il proprio percorso formativo dalle basi, affrontando un lavoro precario e una nuova sfida culturale.
Questa esperienza, tuttavia, non l'ha scoraggiata, bensଠl'ha arricchita, instillando in lei una profonda consapevolezza delle difficoltà incontrate dai migranti e rafforzando il suo desiderio di contribuire a costruire una società più giusta e inclusiva.
La sua formazione professionale, culminata con il diploma in Finanza e Marketing presso l'istituto Notarangelo, le ha fornito gli strumenti per comprendere le dinamiche economiche e sociali della comunità locale.
L'incontro con il mondo del volontariato, attraverso il "Conventino", e la successiva esperienza come mediatrice linguistica alla Caritas Giusi Di Girolamo, sotto la guida di Di Girolamo, l'hanno avvicinata alle realtà più marginalizzate, conducendola a operare direttamente nei ghetti di migranti della Capitanata, come Borgo Mezzanone.
Queste esperienze, formative e a contatto con la sofferenza, l'hanno preparata al ruolo di leadership che le è stato affidato, rendendola non solo una figura competente, ma anche una voce autentica e credibile per gli 'ultimi'.
L'ascesa di Khady Sene alla guida della Caritas rappresenta, dunque, un atto di profonda lungimiranza da parte dell'arcivescovo Ferretti, un riconoscimento del valore dell'esperienza vissuta e una scommessa sul futuro di una comunità che desidera abbracciare la diversità come risorsa.
La sua storia è un potente monito contro ogni forma di pregiudizio e discriminazione, un invito a costruire ponti di dialogo e di comprensione tra culture diverse, e un esempio ispiratore per tutte le persone che, come lei, hanno affrontato sfide e difficoltà nella ricerca di una nuova casa e di una nuova identità .
La sua nomina non è solo un traguardo personale, ma un bene comune per l'intera comunità foggiana, un segnale di speranza e un invito all'azione per un futuro più inclusivo e solidale.