Lombardia
Via Carducci: TAR contro il Comune, un caso di edilizia controversa
Nel cuore di Milano, a due passi da Sant'Ambrogio, un caso giudiziario solleva questioni cruciali riguardanti la trasparenza dell'azione amministrativa e la tutela dei diritti dei cittadini di fronte a interventi edilizi controversi.
Una residente, domiciliata in un palazzo di via Carducci, ha impugnato davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) la prolungata inattività del Comune di Milano in merito a una richiesta di verifica sull'abitabilità di un complesso residenziale in costruzione.
L'episodio, intrecciato con le recenti inchieste sull'urbanistica che investono la città , evidenzia una frattura tra la fiducia dei cittadini e l'efficienza dell'amministrazione locale.
La vicenda trae origine dalla preoccupazione della residente, che ha segnalato la potenziale illegittimità di un intervento edilizio di notevole altezza ' più di trenta metri ' realizzato in prossimità del suo domicilio.
La costruzione, eretta tra via Carducci e via Terraggio, ha alimentato sospetti riguardo alla corretta applicazione delle normative urbanistiche.
L'iniziativa della donna è stata quella di richiedere, attraverso canali formali, un accertamento della regolarità del titolo edilizio che ha consentito l'avvio dei lavori.
Il fulcro della disputa risiede nella modalità di autorizzazione dell'intervento: un'autocertificazione (SCIA) anzichà© un permesso di costruire.
La SCIA, un sistema che delega al soggetto proponente la responsabilità di verificare la conformità del progetto alle norme, è al centro di numerose indagini per presunte irregolarità .
La richiesta di verifica, presentata dalla residente, mirava a chiarire se l'intervento fosse stato autorizzato correttamente attraverso tale procedura semplificata, o se fosse necessario un permesso di costruire più rigoroso.
L'inerzia del Comune, che non ha provveduto a concludere l'istruttoria nei termini ragionevoli, ha portato la residente a ricorrere al TAR.
I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso, emettendo un'ordinanza che impone al Comune di concludere il procedimento entro sessanta giorni.
Questa decisione sottolinea l'obbligo dell'amministrazione di rispondere alle istanze dei cittadini in modo tempestivo e trasparente, garantendo il diritto alla tutela giurisdizionale.
La difesa del Comune ha sostenuto di aver informato la residente della sospensione temporanea dei lavori, disposta in attesa della decisione finale e accompagnata da misure di sicurezza per il cantiere.
Tuttavia, i giudici hanno ritenuto insufficiente tale provvedimento, ribadendo l'imperativo per gli uffici comunali di completare la verifica richiesta, stabilendo in modo definitivo se l'intervento edilizio rispetti le normative vigenti.
Il caso di via Carducci si configura come un campanello d'allarme sulla necessità di rafforzare i controlli urbanistici e di garantire un processo decisionale più partecipato, che tenga conto delle preoccupazioni e delle segnalazioni dei cittadini.
La sentenza del TAR, oltre a tutelare il diritto alla legalità della residente, rappresenta un monito per l'amministrazione comunale, sollecitandola a migliorare l'efficienza e la trasparenza delle proprie attività , rafforzando la fiducia dei cittadini nell'operato delle istituzioni.
La vicenda, inoltre, apre un dibattito più ampio sulla responsabilità delle autocertificazioni e sulla necessità di un sistema di controlli più rigoroso per prevenire abusi edilizi e garantire uno sviluppo urbano sostenibile e conforme alle esigenze della collettività .
Una residente, domiciliata in un palazzo di via Carducci, ha impugnato davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) la prolungata inattività del Comune di Milano in merito a una richiesta di verifica sull'abitabilità di un complesso residenziale in costruzione.
L'episodio, intrecciato con le recenti inchieste sull'urbanistica che investono la città , evidenzia una frattura tra la fiducia dei cittadini e l'efficienza dell'amministrazione locale.
La vicenda trae origine dalla preoccupazione della residente, che ha segnalato la potenziale illegittimità di un intervento edilizio di notevole altezza ' più di trenta metri ' realizzato in prossimità del suo domicilio.
La costruzione, eretta tra via Carducci e via Terraggio, ha alimentato sospetti riguardo alla corretta applicazione delle normative urbanistiche.
L'iniziativa della donna è stata quella di richiedere, attraverso canali formali, un accertamento della regolarità del titolo edilizio che ha consentito l'avvio dei lavori.
Il fulcro della disputa risiede nella modalità di autorizzazione dell'intervento: un'autocertificazione (SCIA) anzichà© un permesso di costruire.
La SCIA, un sistema che delega al soggetto proponente la responsabilità di verificare la conformità del progetto alle norme, è al centro di numerose indagini per presunte irregolarità .
La richiesta di verifica, presentata dalla residente, mirava a chiarire se l'intervento fosse stato autorizzato correttamente attraverso tale procedura semplificata, o se fosse necessario un permesso di costruire più rigoroso.
L'inerzia del Comune, che non ha provveduto a concludere l'istruttoria nei termini ragionevoli, ha portato la residente a ricorrere al TAR.
I giudici amministrativi hanno accolto il ricorso, emettendo un'ordinanza che impone al Comune di concludere il procedimento entro sessanta giorni.
Questa decisione sottolinea l'obbligo dell'amministrazione di rispondere alle istanze dei cittadini in modo tempestivo e trasparente, garantendo il diritto alla tutela giurisdizionale.
La difesa del Comune ha sostenuto di aver informato la residente della sospensione temporanea dei lavori, disposta in attesa della decisione finale e accompagnata da misure di sicurezza per il cantiere.
Tuttavia, i giudici hanno ritenuto insufficiente tale provvedimento, ribadendo l'imperativo per gli uffici comunali di completare la verifica richiesta, stabilendo in modo definitivo se l'intervento edilizio rispetti le normative vigenti.
Il caso di via Carducci si configura come un campanello d'allarme sulla necessità di rafforzare i controlli urbanistici e di garantire un processo decisionale più partecipato, che tenga conto delle preoccupazioni e delle segnalazioni dei cittadini.
La sentenza del TAR, oltre a tutelare il diritto alla legalità della residente, rappresenta un monito per l'amministrazione comunale, sollecitandola a migliorare l'efficienza e la trasparenza delle proprie attività , rafforzando la fiducia dei cittadini nell'operato delle istituzioni.
La vicenda, inoltre, apre un dibattito più ampio sulla responsabilità delle autocertificazioni e sulla necessità di un sistema di controlli più rigoroso per prevenire abusi edilizi e garantire uno sviluppo urbano sostenibile e conforme alle esigenze della collettività .