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Brignone: il Gigante, un percorso tra dolore e passione
Il ritorno alle competizioni per Federica Brignone si fa sentire, una consapevolezza espressa con onestà e lucidità durante la conferenza stampa a Plan de Corones.
Il Gigante, la disciplina che l'ha consacrata, si rivela il terreno più arduo, un campo di battaglia interiore dove il dolore fisico si intreccia con la passione e la ricerca del miglioramento.
"àˆ la prova in cui sento più dolore, anche se è quella che mi viene meglio," ammette Brignone, sottolineando una verità spesso nascosta dietro le performance impeccabili: la grandezza sportiva si conquista anche affrontando il proprio limite, accettando la sofferenza come parte integrante del percorso.
La sua preparazione è stata un processo complesso, segnato da incertezze e da un graduale ritorno alla competitività .
"Quando ho iniziato a capire che ce l'avrei fatta? Nessun atleta è mai sicuro al 100%," riflette la sciatrice, evidenziando la fragilità intrinseca allo sport di alto livello, dove la certezza è un'illusione.
Il ritorno agli sci, inizialmente concepito come un semplice ritorno al tempo libero, si è trasformato in un'impegnativa sfida fisica e mentale.
Le prime sensazioni con gli sci da Gigante sono state deludenti, un campanello d'allarme che l'ha spinta a rivedere la sua strategia.
La ripresa si è concretizzata con allenamenti mirati a Cortina e Dobbiaco, un lavoro intensivo che ha permesso alla Brignone di recuperare terreno.
Il percorso di avvicinamento all'agone è stato costellato da soli dieci giorni di allenamento “tra i paliâ€, una quantità inferiore rispetto a quella che avrebbe desiderato.
In Val di Fassa, la preparazione si è focalizzata sulla velocità , sperimentando un approccio differente rispetto alle consuete routine.
Il programma di gare, lungimirante quanto pragmatico, è dettato dalla risposta del corpo e dalle sensazioni che emergono in ogni singola tappa.
"Dipende molto da come andrà domani a livello di dolore e sensazioni," spiega, rivelando un approccio flessibile e attento al proprio stato psico-fisico.
L'immediato futuro prevede un trasferimento a Cortina per un ulteriore affinamento della tecnica sulla velocità .
La decisione di partecipare alla gara di Plan de Corones è stata presa a breve termine, dopo un periodo di riflessione a Dobbiaco, una scelta vincolata alla necessità di valutare il proprio reale stato di forma.
La pianificazione, per Brignone, si rivela un processo settimanale, un approccio tattico dettato dalle variabili del momento, una necessità imposta dalla natura imprevedibile del rientro alle competizioni.
L'assenza di salti e dossi nel programma di allenamento testimonia una volontà di preservare l'integrità fisica, un approccio cauto ma determinato a ritrovare il giusto equilibrio tra ambizione e prudenza.
Il ritorno di Federica Brignone non è solo un ritorno alle gare, ma un viaggio nell'animo di un'atleta che affronta le proprie debolezze con coraggio e autenticità .
Il Gigante, la disciplina che l'ha consacrata, si rivela il terreno più arduo, un campo di battaglia interiore dove il dolore fisico si intreccia con la passione e la ricerca del miglioramento.
"àˆ la prova in cui sento più dolore, anche se è quella che mi viene meglio," ammette Brignone, sottolineando una verità spesso nascosta dietro le performance impeccabili: la grandezza sportiva si conquista anche affrontando il proprio limite, accettando la sofferenza come parte integrante del percorso.
La sua preparazione è stata un processo complesso, segnato da incertezze e da un graduale ritorno alla competitività .
"Quando ho iniziato a capire che ce l'avrei fatta? Nessun atleta è mai sicuro al 100%," riflette la sciatrice, evidenziando la fragilità intrinseca allo sport di alto livello, dove la certezza è un'illusione.
Il ritorno agli sci, inizialmente concepito come un semplice ritorno al tempo libero, si è trasformato in un'impegnativa sfida fisica e mentale.
Le prime sensazioni con gli sci da Gigante sono state deludenti, un campanello d'allarme che l'ha spinta a rivedere la sua strategia.
La ripresa si è concretizzata con allenamenti mirati a Cortina e Dobbiaco, un lavoro intensivo che ha permesso alla Brignone di recuperare terreno.
Il percorso di avvicinamento all'agone è stato costellato da soli dieci giorni di allenamento “tra i paliâ€, una quantità inferiore rispetto a quella che avrebbe desiderato.
In Val di Fassa, la preparazione si è focalizzata sulla velocità , sperimentando un approccio differente rispetto alle consuete routine.
Il programma di gare, lungimirante quanto pragmatico, è dettato dalla risposta del corpo e dalle sensazioni che emergono in ogni singola tappa.
"Dipende molto da come andrà domani a livello di dolore e sensazioni," spiega, rivelando un approccio flessibile e attento al proprio stato psico-fisico.
L'immediato futuro prevede un trasferimento a Cortina per un ulteriore affinamento della tecnica sulla velocità .
La decisione di partecipare alla gara di Plan de Corones è stata presa a breve termine, dopo un periodo di riflessione a Dobbiaco, una scelta vincolata alla necessità di valutare il proprio reale stato di forma.
La pianificazione, per Brignone, si rivela un processo settimanale, un approccio tattico dettato dalle variabili del momento, una necessità imposta dalla natura imprevedibile del rientro alle competizioni.
L'assenza di salti e dossi nel programma di allenamento testimonia una volontà di preservare l'integrità fisica, un approccio cauto ma determinato a ritrovare il giusto equilibrio tra ambizione e prudenza.
Il ritorno di Federica Brignone non è solo un ritorno alle gare, ma un viaggio nell'animo di un'atleta che affronta le proprie debolezze con coraggio e autenticità .