Lombardia
Milano, residente contro Comune: vittoria al TAR per il diritto di controllo urbanistico.
Nel cuore pulsante di Milano, in un elegante palazzo di via Carducci, una residente ha dato avvio a una disputa legale che solleva interrogativi cruciali sulla governance urbanistica e il diritto di controllo dei cittadini.
La donna, testimone diretta dell'imponente costruzione di un complesso residenziale che svetta oltre i trenta metri di altezza, ha formalmente richiesto al Comune di Milano un'ispezione volta a verificare la legittimità dei lavori.
La sua preoccupazione non era tanto l'opera in sà©, ma la modalità con cui essa era stata autorizzata, un tema centrale nell'attuale scenario milanese segnato da inchieste complesse sull'edilizia.
L'inerzia dell'amministrazione comunale, ovvero l'omissione di una risposta o di un provvedimento in merito alla richiesta di verifica, ha spinto la residente a ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Lombardia.
La decisione dei giudici amministrativi ha sancito il diritto della cittadina, accogliendo il ricorso contro il silenzio comunale e ordinando, con urgenza, la conclusione del procedimento entro sessanta giorni.
Il fulcro della vicenda risiede nella natura del titolo edilizio utilizzato per la costruzione: una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività ), ovvero un'autocertificazione, anzichà© un permesso di costruire.
Questa distinzione è cruciale, poichà© la SCIA semplifica le procedure, ma implica una minore supervisione da parte dell'amministrazione.
In contesti caratterizzati da complesse dinamiche urbanistiche, la legittimità delle SCIA diventa un punto sensibile, soggetto a controlli più rigorosi e a potenziali contestazioni.
La vicenda, risalente all'estate del 2024, è stata innescata dall'inizio dei lavori di demolizione e costruzione nel quartiere di Sant'Ambrogio.
La residente, dopo aver ottenuto i documenti relativi al progetto, ha espresso serie riserve sulla conformità urbanistico-edilizia dell'intervento, formulando una formale richiesta di verifica.
Nonostante una comunicazione iniziale, datata 25 luglio, che annunciava l'avvio delle verifiche, l'amministrazione non ha prodotto alcun esito concreto, ignorando successivi solleciti.
La difesa del Comune ha argomentato di aver informato la residente della sospensione temporanea dei lavori in attesa di un provvedimento definitivo e dell'implementazione di misure di sicurezza del cantiere.
Tuttavia, i giudici amministrativi hanno ritenuto che tale provvedimento non fosse sufficiente a sanare l'omissione.
L'amministrazione comunale ha l'obbligo giuridico di concludere il procedimento di verifica, determinando con certezza la regolarità o meno dell'intervento edilizio, tutelando cosଠil diritto di controllo del cittadino e garantendo la legalità delle pratiche urbanistiche.
Questa vicenda non è un caso isolato, ma riflette una crescente tensione tra la necessità di semplificare le procedure edilizie e la garanzia di un controllo rigoroso e trasparente, essenziale per la tutela del bene comune e la prevenzione di abusi.
Il verdetto del TAR rappresenta un importante precedente giurisprudenziale, che ribadisce il ruolo attivo e proattivo dei cittadini nella salvaguardia del territorio e nell'esercizio dei propri diritti di controllo.
La donna, testimone diretta dell'imponente costruzione di un complesso residenziale che svetta oltre i trenta metri di altezza, ha formalmente richiesto al Comune di Milano un'ispezione volta a verificare la legittimità dei lavori.
La sua preoccupazione non era tanto l'opera in sà©, ma la modalità con cui essa era stata autorizzata, un tema centrale nell'attuale scenario milanese segnato da inchieste complesse sull'edilizia.
L'inerzia dell'amministrazione comunale, ovvero l'omissione di una risposta o di un provvedimento in merito alla richiesta di verifica, ha spinto la residente a ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Lombardia.
La decisione dei giudici amministrativi ha sancito il diritto della cittadina, accogliendo il ricorso contro il silenzio comunale e ordinando, con urgenza, la conclusione del procedimento entro sessanta giorni.
Il fulcro della vicenda risiede nella natura del titolo edilizio utilizzato per la costruzione: una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività ), ovvero un'autocertificazione, anzichà© un permesso di costruire.
Questa distinzione è cruciale, poichà© la SCIA semplifica le procedure, ma implica una minore supervisione da parte dell'amministrazione.
In contesti caratterizzati da complesse dinamiche urbanistiche, la legittimità delle SCIA diventa un punto sensibile, soggetto a controlli più rigorosi e a potenziali contestazioni.
La vicenda, risalente all'estate del 2024, è stata innescata dall'inizio dei lavori di demolizione e costruzione nel quartiere di Sant'Ambrogio.
La residente, dopo aver ottenuto i documenti relativi al progetto, ha espresso serie riserve sulla conformità urbanistico-edilizia dell'intervento, formulando una formale richiesta di verifica.
Nonostante una comunicazione iniziale, datata 25 luglio, che annunciava l'avvio delle verifiche, l'amministrazione non ha prodotto alcun esito concreto, ignorando successivi solleciti.
La difesa del Comune ha argomentato di aver informato la residente della sospensione temporanea dei lavori in attesa di un provvedimento definitivo e dell'implementazione di misure di sicurezza del cantiere.
Tuttavia, i giudici amministrativi hanno ritenuto che tale provvedimento non fosse sufficiente a sanare l'omissione.
L'amministrazione comunale ha l'obbligo giuridico di concludere il procedimento di verifica, determinando con certezza la regolarità o meno dell'intervento edilizio, tutelando cosଠil diritto di controllo del cittadino e garantendo la legalità delle pratiche urbanistiche.
Questa vicenda non è un caso isolato, ma riflette una crescente tensione tra la necessità di semplificare le procedure edilizie e la garanzia di un controllo rigoroso e trasparente, essenziale per la tutela del bene comune e la prevenzione di abusi.
Il verdetto del TAR rappresenta un importante precedente giurisprudenziale, che ribadisce il ruolo attivo e proattivo dei cittadini nella salvaguardia del territorio e nell'esercizio dei propri diritti di controllo.